In questo progetto, gli oggetti diventano protagonisti, distillati di esperienze e frammenti di una memoria collettiva e personale che si intrecciano con la presenza enigmatica di Jonny. Ogni oggetto è un custode silenzioso di un ricordo, un testimone muto che, pur non parlando, racconta. Essi gravitano attorno a Jonny, il simbolo del nostro bambino interiore, come satelliti di un pianeta che non possono abbandonare, legati da fili invisibili che rappresentano l’intima connessione tra il passato e il presente.
Sono ponti verso l’infanzia, verso momenti irripetibili e preziosi, cristallizzati nel tempo. Sono carichi di storie, esperienze e significati personali con una loro Aura mistica. Gli oggetti diventano, nell’installazione fisica, quasi sacri, come reliquie che richiedono contemplazione e rispetto.
Jonny, in questa visione, non è più solo il fulcro della narrazione, ma diventa il custode stesso di questi oggetti. Egli osserva, forse ricorda, ma lascia che siano loro a parlare, a raccontare ciò che è andato perduto e ciò che rimane in noi. Così, l’esperienza diventa una meditazione sul ruolo dell’oggetto come contenitore di memoria, come testimone di una vita che scorre ma non si disperde, mantenendo vivi frammenti di ciò che eravamo e di ciò che, in fondo, siamo ancora.