Questa opera d’arte è la sigla di apertura del manga NFT “Metaborg – lotta per la sopravvivenza”. JonnyBoy è il protagonista di questa incredibile avventura alla ricerca dell’identità perduta del genere umano. … Anno 2024… l’umanità è stata distrutta da una pandemia mortale creata in laboratorio. Solo i bambini maschi e una ragazza senza nome sono sopravvissuti. I sopravvissuti non hanno memoria del passato, vivono in piccole bande di quartiere e conoscono solo una legge: quella del più forte. Questo è solo l’inizio…
Untitled è un’opera che fonde intimità e catastrofe, unendo il ricordo personale a un mondo in dissoluzione. JonnyBoy, nella sua stanza, si concentra intensamente su una cassetta musicale che levita davanti a lui, sospesa dalla forza del pensiero. La cassetta custodisce un messaggio di amore eterno: la voce di sua madre che gli sussurra affetto e protezione. Ma oltre la finestra, un’apocalisse si consuma, la guerra definitiva che frantuma ogni senso di sicurezza. In un attimo di distrazione, sfuggendo al suo controllo, il nastro si aggroviglia in un caos che riflette quello emotivo. L’opera è un potente ritratto della fragilità del ricordo, della perdita di controllo e del contrasto tra un rifugio interiore e un mondo esterno in rovina.
In questa straordinaria opera, JonnyBoy si trova trasfigurato in un androide, una creatura al confine tra l’organico e il meccanico, immerso in una catena di montaggio senza fine all’interno di una fabbrica che costruisce “bambini interiori androidi.” La fabbrica, con il suo ordine preciso e la sua fredda efficienza, rappresenta un processo di industrializzazione delle emozioni e dell’innocenza, riducendo la complessità umana a semplici meccanismi assemblati in serie.
La scena è dominata dal movimento ripetitivo del nastro trasportatore, simbolo della standardizzazione dell’esperienza umana. JonnyBoy, insieme a innumerevoli altri simili a lui, viene creato pezzo per pezzo, in una sorta di rituale moderno che sfida l’idea stessa di unicità e autenticità. L’opera esplora la tensione tra l’individualità e la conformità, mostrando come la fabbrica non produca solo oggetti, ma esseri apparentemente vivi, destinati ad essere venduti e consumati.
Il momento culminante dell’opera è l’ultimo passaggio della catena di montaggio: il passaggio sotto un laser che infonde vita nell’androide. Questo atto, quasi sacrale nella sua precisione, evoca la creazione stessa, ma qui è una vita artificiale, progettata per uno scopo commerciale. L’ironia è tagliente: la vita, una volta un dono prezioso e irripetibile, viene ora prodotta in massa, venduta come un prodotto tra i tanti.
Questa opera esplora l’esperienza ciclica e senza fine di JonnyBoy, catturato in un moto perpetuo che sfida la linearità del tempo. Jonny cade dal nulla, precipitando attraverso uno spazio indefinito, per poi entrare in una porta sul pavimento che lo riporta all’inizio, costringendolo a ripetere la caduta in un loop eterno. Altri Jonny, come riflessi infiniti di un’unica identità, salgono una scala mobile, attraversano un portale del tempo e si ritrovano a ripercorrere lo stesso percorso, intrappolati in una routine senza scampo.
Questa rappresentazione mette in luce il tema dell’infanzia intrappolata, un bambino interiore che cerca di evadere da una realtà ripetitiva e soffocante. Il movimento incessante di JonnyBoy, privo di un punto di arrivo, simboleggia la difficoltà di uscire da schemi preordinati che soffocano la creatività e l’innocenza. L’infanzia, solitamente associata a esplorazione e scoperta, qui diventa una prigione temporale, dove ogni atto è predeterminato e privo di significato.
JonnyBoy, avvolto in una tuta da astronauta, si trova su un pianeta sconosciuto, appena atterrato dopo un viaggio misterioso. Si guarda intorno, sorpreso e affascinato, mentre osserva un paesaggio surreale: pesci che volano liberi nel cielo, creando un contrasto incredibile con il suolo alieno sotto i suoi piedi. L’aria, stranamente, è respirabile, un dettaglio che rende il luogo ancora più enigmatico. In questo nuovo mondo, JonnyBoy sembra sospeso tra meraviglia e smarrimento, come se cercasse una risposta alla domanda implicita nel titolo dell’opera, Where is Jonny?, esplorando non solo lo spazio esterno, ma anche il confine tra realtà e immaginazione.